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Neuroscienza

5 errori cerebrali quotidiani
Poesia e cervello, qual è il loro rapporto?
Secondo la scienza, il cervello delle ragazze matura più velocemente di quello dei ragazzi…

La motivazione ad aiutare qualcuno, ad avere un minimo di senso del giusto e dello sbagliato, a cercare di non fare del male agli altri, ad avere un senso di giustizia di base… Tutto questo sarebbe un termine che gli scienziati già usano frequentemente: il cervello morale. Inoltre, sono stati mappati i circuiti cerebrali che ci permettono di prendere decisioni morali ed etiche.

Questo significa che il nostro cervello ha una bussola morale più o meno calibrata? Questo è un aspetto che, fino a non molto tempo fa, era affrontato dalla filosofia. Per vari autori, i principi etici e morali hanno la loro origine nella religione o piuttosto nell’educazione e nell’influenza dei nostri contesti sociali.

Tuttavia, altre personalità, come il filosofo scozzese David Hume, sostenevano all’epoca che il comportamento morale si basa sulle emozioni umane. Anche Charles Darwin, nel suo libro La discesa dell’uomo e la selezione in relazione al sesso, ha spiegato qualcosa di tanto decisivo quanto importante. Secondo lui, qualsiasi animale con istinti sociali ha una coscienza morale minima.

Queste figure della nostra storia sono state alla base della psicologia morale. Nell’ultimo decennio sono state fatte molte ricerche che danno sostanza a un fatto. La sensibilità morale è il risultato della nostra evoluzione. Sono questi insiemi di meccanismi cognitivi, emotivi e motivazionali che ci incoraggiano ad adottare comportamenti cooperativi, prosociali e altruistici.

Tutto questo aiuta a garantire la nostra sopravvivenza come specie. Anche se, come ben sappiamo, non tutti pratichiamo la moralità e l’etica allo stesso modo.

“La pura ragione da sola è pratica e dà all’uomo una legge universale che noi chiamiamo legge morale. »

-Emmanuel Kant-

La bussola del cervello mentale

Cos’è il cervello morale?

Frans de Waal, psicologo, primatologo ed etologo, ci ha già spiegato nel suo libro Primates and Philosophers: How Morality Evolved che i fondamenti del comportamento morale (come ha giustamente sottolineato Darwin) appaiono in qualsiasi animale con comportamento sociale. Lo vediamo nelle scimmie e quindi anche nei nostri antenati.

Anche la ricerca empirica ci fornisce dati nella stessa direzione. Così, interessanti studi, come quello condotto dal neurologo Alvaro Pascual Leone, ci mostrano che il cervello morale poggia su una base neurologica molto complessa, ma identificabile dalla risonanza magnetica funzionale.
Tutto questo giustifica ancora una volta che la sensibilità morale è quindi innata negli esseri umani. Appare in noi come il risultato della nostra evoluzione.

Consideriamo, ad esempio, un fatto tanto illustrativo quanto sorprendente. Lo psicologo Paul Bloom ha svolto un dettagliato lavoro di indagine che è stato raccolto nel libro Just Babies. Le Origini del Bene e del Male. In questo libro (obbligatorio per tutti coloro che vogliono approfondire il loro cervello morale), scopriamo come i bambini mostrano comportamenti prosociali e altruisti fin dal primo anno di vita.

Diamo un’occhiata ad altri dati qui sotto.
La morale è (quasi sempre) una risposta naturale negli esseri umani.

Ci sono delle eccezioni, senza dubbio. La teoria morale del cervello ci mostra che ci sono effettivamente casi in cui il principio che il senso dell’etica, il rispetto e la chiara differenziazione del bene e del male sono innati in ogni persona, non è rispettato.

Sappiamo, per esempio, che esiste un gene per la psicopatia. Sappiamo anche che certe demenze o lesioni frontotemporali possono indurre una persona a comportarsi in modo amorale.

Tuttavia, lo studio neuroanatomico condotto dal dottor Pascual, Leone, rivela quanto segue:

Il cervello morale comprende una rete neurale di diverse strutture cerebrali. Questi includono il lobo frontale, il lobo parietale, la corteccia insulare e le strutture subcorticali.
Queste aree facilitano e danno forma a quella che noi intendiamo come la teoria della mente. Attraverso di essa, possiamo attribuire pensieri e intenzioni ad altre persone.
Allo stesso modo, queste aree incoraggiano l’empatia, il comportamento sociale, ci aiutano a comprendere le minacce nostre e altrui, ci permettono di analizzare la realtà da un punto di vista sociale, emotivo e morale, ecc. Ci permettono anche di controllare meglio i nostri istinti e di pensare alle conseguenze di certe azioni.

L’ossitocina come chiave del cervello morale

Patricia Churchland, neurofilosofo, è l’autrice del libro Braintrust: What Neuroscience Telles Us about Morality. Questo lavoro è senza dubbio essenziale per comprendere gran parte di questa teoria, che sta trovando un crescente supporto empirico.

Attraverso le pagine di questo lavoro, comprendiamo l’importanza che ha per molte specie con comportamenti sociali. Soprattutto per quanto riguarda aspetti come la cooperazione, la difesa dei deboli, la cura dei bambini, la famiglia…

Il nostro cervello si è evoluto per capire che l’esclusione, come l’aggressività, non è un comportamento appropriato. Non si approfittano di noi. La stragrande maggioranza di noi viene al mondo sapendo che la violenza e l’isolamento non fanno bene né a noi né agli altri. E lo sappiamo perché c’è una molecola essenziale che non solo ci dice questo, ma ci incoraggia anche ad adottare comportamenti sociali positivi.
Il cervello mentale e l’ossitocina

Abbiamo parlato, ovviamente, di ossitocina. È anche ciò che fa funzionare il cervello morale. È ciò che crea fiducia, attenzione, cura, affetto, l’importanza delle relazioni… Pensiamo quindi a questa realtà; la consapevolezza che la cooperazione, il rispetto e l’altruismo non ci rendono degni solo come individui.

Sono bisogni umani vitali.

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Mastoplastica additiva Dual plane ? Domand e?

Vero indicatore di seduzione, i seni sono l’oggetto di molti desideri bramosi, soprattutto tra gli uomini. Così, quando i seni sono piccoli, piatti o inesistenti, alcune donne possono sentirsi complesse. Per questo motivo, oggi, l’aumento del seno è una delle procedure più ricercate in termini di chirurgia del seno.

Tecnica di aumento del seno: cos’è?

L’aumento del seno è destinato ad aumentare il volume del seno delle donne con atrofia del seno, asimmetria del seno o in cui vi è una mancanza di seno. Questa malformazione del seno può essere sia innata, e quindi presente a partire dallo sviluppo del seno nell’adolescenza, sia il risultato di una variazione ormonale o di una significativa perdita di peso.

L’aumento del seno può essere eseguito in due modi distinti:

  1. Protesi mammaria, che consiste nell’inserire le protesi mammarie nei seni per dare loro volume e rimodellarli.
  2. Lipofilling del seno, che rimuove il grasso dal corpo e lo reintroduce nel seno. Questa tecnica può essere eseguita contemporaneamente ad una liposuzione e permette di avere un seno naturale in armonia con la propria silhouette.

Il chirurgo a volte combina queste due tecniche. Ad esempio, posizionerà una protesi più piccola intorno alla quale inietterà uno strato di tessuto adiposo. Per il Dr. Sergio Delfino, questo permette un risultato più naturale, sia in termini di aspetto che di tatto.

Aumento del seno: la procedura

Prima dell’operazione, il vostro chirurgo vi vedrà durante un primo consulto. Questa è un’opportunità per lui di conoscere la vostra storia, ma anche di esaminare il vostro seno per decidere la tecnica migliore da adottare.

Se il vostro chirurgo decide di aumentare il volume del vostro seno inserendo delle protesi mammarie :

  • Esegue prima un’incisione di 4-5 mm che gli permetterà di inserire le protesi. Queste incisioni sono poi nascoste nella piega del seno, intorno ai capezzoli o nell’incavo delle ascelle.
  • Poi crea uno spazio per inserire le protesi mammarie. Questi saranno poi posizionati tra il muscolo pettorale e la ghiandola mammaria, dietro il muscolo pettorale o una parte dietro il muscolo pettorale e un’altra parte sotto la ghiandola mammaria.

Dopo l’operazione, il chirurgo chiuderà le incisioni e posizionerà una medicazione che modellerà le vostre cicatrici.

D’altra parte, se decide di eseguire lipofilling per aumentare il volume del vostro seno :

  • Per prima cosa, ti toglie un po’ di grasso dalle cosce, dalle bisacce o dalla pancia.
  • A seconda del chirurgo, o reintroduce il grasso direttamente, o mette le cellule di grasso in una centrifuga per rimuovere le loro impurità. In ogni caso, una grande quantità di cellule di grasso deve essere conservata.
  • Poi inietta le cellule di grasso sotto forma di microsfere di grasso. Questa tecnica permette al grasso di entrare in contatto con i capillari e di avere accesso alle sostanze nutritive e all’ossigeno di cui ha bisogno per sopravvivere.

Aumento del seno: anestesia, ospedalizzazione, durata

L’aumento del seno con una protesi mammaria dura circa un’ora e viene eseguita in anestesia generale. Il paziente passa una notte in clinica e viene dimesso il giorno dopo.

Quando si esegue il lipofilling, l’operazione può durare da una a due ore. La procedura viene eseguita in anestesia locale e il paziente può tornare a casa il giorno stesso.

Aumento del seno prima/dopo: i risultati

I risultati di un aumento del seno, sia con il lipofilling che con le protesi mammarie, sono immediatamente visibili. Tuttavia, nel caso di utilizzo di protesi mammarie, i risultati finali non saranno visibili fino a 2 o 3 mesi dopo l’intervento chirurgico, finché il gonfiore non si attenua e l’ecchimosi non scompare. Più la pelle è elastica, migliore sarà il risultato. Infine, i vostri seni sperimenteranno gli effetti del tempo e dell’attrazione, proprio come un seno naturale.

Per un’operazione di lipofilling, si dovrebbe aspettare circa sei mesi per apprezzare i risultati finali dell’operazione.

In entrambi i casi, dopo un aumento del seno, i seni vengono rimodellati e rimodellati. Si ottiene un risultato naturale, in armonia con la propria figura.

Sito Web :

  1. http://www.freedirectory.it/medicina-salute/medici/mastoplastica-additiva-roma-46574.aspx
  2. http://www.cerca-film.it/2020/02/27/mastoplastica-additiva-a-roma-ecco-a-chi-rivolgersi/
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I problemi di integrazione

Se mi sento come se non mi sentissi a mio agio, è meglio fermarsi. Non ho bisogno di irrompere in luoghi, persone e scenari che non sono della mia taglia. Celebrare la mia identità, le mie passioni e prendermi cura dei miei muscoli di autostima ogni giorno dovrebbe essere il mio obiettivo principale.

Mi sento come se non mi sentissi a mio agio, cosa posso fare? Ci sono molti che, in un certo senso, spendono una quantità enorme della loro preziosa energia cercando di integrarsi, di essere come gli altri, di far parte di collettivi, rinunciando persino alla propria individualità per trovare un senso di appartenenza. Nella maggior parte di questi casi si dimentica un aspetto fondamentale: l’eccezionalità di essere unici, diversi dagli altri.

Tuttavia, c’è un aspetto che è chiaro a tutti noi: ci sono persone che subiscono il peso della stigmatizzazione, dell’isolamento. Come creature sociali, non dobbiamo solo interagire con gli altri. Vogliamo anche sentirci parte di qualcosa, di qualcuno, cerchiamo un minimo di senso di appartenenza, di sicurezza e quelle radici da cui possiamo continuare a crescere nel nostro progetto personale.

Quindi, anche se a volte ci viene detto che è importante rafforzare la nostra individualità, dare forza alla “magia” dell’essere diversi, in realtà si tratta solo di saper bilanciare l’equilibrio. Tutti noi soffriamo di questa scomoda dualità tra ciò che siamo e ciò che dobbiamo mostrare al mondo per essere accettati.

Pertanto, il benessere inizierebbe dal non perdere l’essenza e il senso di sé. La chiave è essere accettati da persone che hanno un significato per noi, da esseri che sono in grado di apprezzare tutto ciò che siamo, con le nostre particolarità, la nostra grandezza e anche le nostre insicurezze.

“Non lo sono mai stato, fin da quando ero bambino,

Come sono tanti – e non ho visto niente…

Come l’hanno visto loro – e io non sapevo nulla

delle loro passioni dove io ho la mia presenza…”.

-Edgar Allan Poe-

Un’anatra gialla che non riesce a integrarsi in un gruppo di anatre nere.

Mi sento come se non mi sentissi a mio agio e ne soffro.

È difficile non sentirsi un estraneo in questo mondo. Ci sono momenti che sembrano andare controcorrente, in cui siamo apolidi da una scena in cui tutti sembrano incantati dalla stessa melodia, mentre ci sentiamo ispirati da un’altra. Forse siamo come quegli affascinanti alberi, le jacarande, che fioriscono all’ombra del viola, mentre tutt’intorno altri lo fanno solo in verde.

Quando sento che non mi sento a mio agio, soffro (una regola tanto reale quanto frequente). Per di più, la parte complicata di tutto questo è che stiamo parlando di una sofferenza che è molto facile da gestire. Perché la sensazione di non adattarsi spesso viene dall’infanzia.

Tanto che è comune pensare che ci sia un problema in noi, che “sbocciare” in viola, come fa l’albero di cui sopra, sia qualcosa di negativo. Mentre in realtà abbiamo tutti delle sfumature che ci rendono eccezionali nella foresta della vita.

sito da scoprire : http://www.solart.it/2020/02/24/mastoplastica-additiva-roma/

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Il cervello

Uno degli errori quotidiani più comuni del cervello è pensare che l’informazione che corrisponde a ciò che pensavamo fosse più vera. Questo pregiudizio, e altri come lui, ci impedisce di essere obiettivi nei nostri giudizi sulla realtà.

Ci sono molti errori cerebrali quotidiani che passano inosservati alla maggior parte di noi. Si chiamano pregiudizi cognitivi e sono il risultato di un’elaborazione imprecisa delle informazioni fornite dalla realtà.

La ragione di questi errori quotidiani nel cervello è che gli esseri umani devono rispondere rapidamente agli stimoli che ricevono. Per questo motivo il cervello usa il modo più semplice per interpretare le informazioni che gli vengono fornite. Questo modo non sempre porta a una conclusione valida.

Quello che facciamo è mettere una sorta di filtro tra l’informazione e l’interpretazione della stessa. Lo rendiamo facile per noi stessi, anche se è impreciso dal punto di vista della ragione. Non è volontario, ma funziona automaticamente. Ecco cinque di questi errori cerebrali quotidiani che tutti noi facciamo ogni giorno a un certo punto della nostra vita.
1. Considerando valide idee simili alle nostre

È uno degli errori più comuni del cervello nella vita di tutti i giorni. Tecnicamente, si chiama distorsione della conferma e consiste nel fatto che, senza rendercene conto, tendiamo a filtrare le informazioni per confermare ciò che pensavamo o sentivamo prima.

In altre parole, crediamo che tutto ciò che conferma ciò che abbiamo pensato o provato prima sia vero, e la nostra attenzione è selettiva in questo senso. Se un dato o un’informazione sembra essere in contraddizione con questo, tendiamo automaticamente a rifiutarla. Generalmente lo definiamo “falso” senza ulteriori valutazioni.
Una donna gioiosa

2. I 5 errori quotidiani del cervello: affrontare situazioni disperate

La logica vuole che tutto ciò che non ha soluzione o che è irrimediabile, una volta accettato, esca dal nostro cassetto delle preoccupazioni. Perché spendere tempo ed energia su di esso se non può essere risolto o cambiato. Tuttavia, gli esseri umani non sono generalmente guidati da una logica così semplice.

Spesso le nostre menti sono preoccupate dell’impossibile. Tendiamo ad attribuirgli molta importanza perché fa parte della nostra linea evolutiva. Ciò che è perduto o che non riusciamo a raggiungere attira più attenzione perché supponiamo che sia qualcosa da cui dobbiamo proteggerci.
3. 3. Mentire a se stessi attraverso acquisti non necessari

Naturalmente, è un errore fare acquisti non necessari in modo compulsivo. Tuttavia, dal punto di vista degli errori quotidiani del cervello, ciò che è importante non è l’acquisto in sé, ma l’intero processo mentale che attraversiamo dopo averlo fatto. È una sorta di sbornia emotiva che ci porta ad accumulare un pregiudizio cognitivo.

Molte persone si sentono in colpa dopo aver speso soldi per qualcosa di cui non hanno bisogno. Per evitare questo spiacevole stato, passano molto tempo a elaborare una ricetta per motivi che sostengono l’idea che il superfluo è necessario. L’obiettivo è quello di convincersi di questo ed eliminare così il rimorso.
4. I 5 errori quotidiani del cervello: confrontare l’incomparabile con l’ineguagliabile.

È uno di quegli errori cerebrali quotidiani che la pubblicità conosce e usa. Supponiamo di vedere un’etichetta che mette a confronto due prezzi. Qualcosa come “100 euro prima, 79 euro oggi”. Cattura immediatamente la vostra attenzione e la trattate come un’opportunità molto favorevole che vi viene presentata. Dato questo passo mentale, è più probabile che si finisca per comprare. A chi piace lasciarsi sfuggire le opportunità?

Il fatto è che raramente ci preoccupiamo di corroborare le informazioni. Prima costava davvero 100 euro e ora sta davvero scendendo? In questo caso, il nostro cervello si lascia semplicemente trasportare dall’apprezzamento che fa di un confronto favorevole. Un tale confronto porta a decisioni che sono gratificanti, anche se si basano su qualcosa che non è veramente vero.
Un uomo che pensa agli errori quotidiani del cervello

5. Credere al contrario per rassicurarci

Secondo diversi studi condotti da Eduard Punset, professore di scienza, tecnologia e società all’Università Ramon Llull, il cervello tende a modificare la nostra percezione della realtà quando ci tormenta in modo significativo. Ciò che colpisce è che spesso ci porta a credere il contrario, a evocare l’ansia che qualcosa possa risvegliare in noi.

L’esempio più classico è la negazione della morte. Molti non possono tollerare l’idea di scomparire per sempre. Ecco perché, qualunque sia il loro credo religioso, sono convinti che la vita si estende oltre la morte. Sebbene non vi siano prove a sostegno, si rifiutano di pensare il contrario.

Questi sono solo alcuni esempi degli errori quotidiani del cervello, perché ce ne sono molti altri. Anche se la nostra mente ha una capacità infinita, tende anche a prendere scorciatoie per semplificare le cose e per costruire agilmente una risposta alla realtà. Non ci basta valutare di tanto in tanto l’obiettività delle nostre percezioni.

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Ipervigilanza

L’ipervigilanza può distruggere qualsiasi relazione. Controllare, dubitare e guardarsi l’un l’altro per assicurarsi che tutto sia a posto o notare un comportamento strano è un’arma a doppio taglio.

Ti comporti come un detective nella tua relazione? Siete alla ricerca di indizi o segnali che indichino cambiamenti o semplicemente per controllare che tutto sia a posto? Il comportamento del vostro partner è costantemente sotto la vostra sorveglianza? Nei rapporti di coppia, questi tipi di comportamento noti come ipervigilanza possono talvolta svilupparsi. Con il passare del tempo, si trasformano in litigi e conflitti. L’altra persona sente di non avere lo spazio di cui ha bisogno.

Il grande problema dell’ipervigilanza nel rapporto di coppia è che distorce gradualmente la realtà. In altre parole, si comincia con piccoli indizi o dubbi occasionali. Al punto da mettere in discussione quasi ogni movimento, gesto e parola dell’altro. La persona ipervigilante trova segnali che in realtà non esistono perché interpreta male le intenzioni dell’altra persona.
Ipervigilanza, o l’ansia di essere sempre all’erta

Lo psicologo Tyan Dayton descrive l’ipervigilanza nel rapporto di coppia come uno stato di stress e di ansia che si manifesta in determinate situazioni che ricordano un trauma. Ma affronteremo questo argomento in modo più ampio.

Un’ipotesi dice che se l’ipervigilanza fosse già presente nella relazione dei nostri genitori, è probabile che svilupperemmo questo tipo di comportamento nelle nostre relazioni. In un certo senso, ci siamo esposti ad essa fin da quando eravamo bambini e l’abbiamo imparata. Tuttavia, ci possono essere altri motivi.

Per esempio, se abbiamo sperimentato l’infedeltà in un’altra relazione e questa ha avuto un forte impatto emotivo su noi stessi, possiamo usare l’ipervigilanza come strategia per assicurarci che non si ripeta. Il problema è che questo tipo di comportamento finisce per creare stati d’ansia. Germina anche il seme della mancanza di fiducia nella relazione.
Ipervigilanza coniugale

D’altra parte, se non siamo leali al nostro coniuge, potremmo finire per proiettare su di lui insicurezza e paura. Ad un certo punto, lui o lei probabilmente svilupperà comportamenti ipervigilanti.

Le persone che sono emotivamente dipendenti sono generalmente ipervigilanti nei confronti del coniuge. Hanno paura di perdere il loro partner a causa della bassa autostima e delle convinzioni inconsce che li portano ad agire in modo malsano.

L’ipervigilanza, o l’errata interpretazione dei segnali, può essere un problema serio.

Una delle caratteristiche principali che indicano la presenza di ipervigilanza in una coppia è l’errata interpretazione del comportamento dell’altro. Ciò può essere dovuto al confronto di alcuni segnali (gesti o parole) con altri che abbiamo percepito in passato. Questo normalmente deriva dall’ansia, dallo stress o dalla paura che proviamo.

Prendete un esempio: quando il nostro coniuge è più tranquillo del solito o riceve molti messaggi sul suo telefono. Se siamo stati infedeli in passato o se, prima della rottura, il nostro ex è stato molto tranquillo in varie situazioni, è possibile che la nostra mente attivi il segnale di allarme e, di conseguenza, il meccanismo dell’ipervigilanza.

Ecco come cominciano ad apparire i pensieri irrazionali. Per esempio: “se tace, significa che sta succedendo qualcosa”, “riceve molti messaggi, sicuramente sta succedendo qualcosa con qualcun altro” o “non è più interessato a me perché mi parla a malapena”.
Come bandire questo tipo di comportamento

Tutti questi pensieri aumentano la diffidenza e possono anche portare alla rabbia. Di conseguenza, il rapporto si deteriora. Soprattutto se non parliamo di ciò che accade all’altra persona e traiamo le nostre conclusioni. È importante riconoscere che soffriamo di ipervigilanza quando cerchiamo un aiuto professionale.

Cambiare il nostro concetto di relazione e, più concretamente, il nostro rapporto di coppia, risolvendo i traumi del passato e imparando strategie per gestire le nostre emozioni sarà essenziale per bandire questo tipo di comportamento.

Se c’è qualcosa di sbagliato nelle nostre relazioni, se viviamo sotto il giogo dell’ansia e della sfiducia, dobbiamo agire per trovare una soluzione. La perpetuazione di comportamenti dannosi non solo interromperà i nostri rapporti, ma ci impedirà anche di crescere e di avere rapporti più sani.

Una coppia che comunica sull’ipervigilanza

È importante ricordare che l’ipervigilanza nel rapporto di coppia a volte sembra “normalizzata”. Per questo è così difficile da identificare. Tuttavia, rilevare il danno che ci viene inflitto da questo atteggiamento di costante allerta e la ricerca di segnali che preferiremmo non trovare ci permetterà di intervenire per iniziare a risolvere questa situazione.

Le relazioni devono essere vissute al massimo. Ognuno di noi ha la responsabilità di lavorare attraverso i propri traumi e il dolore emotivo per costruire relazioni sane.

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Mastoplastica additiva ? Domande ?

La storia avrà conservato più del suo talento di chirurgo improvvisato che delle sue capacità di cacciatore di maiali. Tuttavia, è grazie alle sue conoscenze di anatomia ricavate dai suoi animali che Jacques Nufer è passato alla storia, lasciando il segno in molte storie mediche. Era il 1500 nel piccolo villaggio di Siegershausen in Turgovia. Dopo diversi giorni di lavoro e l’aiuto di 13 ostetriche, dobbiamo affrontare il fatto che Elisabeth Alepaschin, la moglie del contadino, non sarà in grado di partorire naturalmente. Disperata, quest’ultima convoca le autorità locali. Vuole provare quello che nessuno sembra essere riuscito a fare prima di lui in Occidente: eseguire un taglio cesareo per salvare madre e figlio.
Sopravvivere era come giocare alla lotteria.

Finora, diciamocelo, la probabilità di uscirne indenni da questo tipo di intervento chirurgico era alta quanto quella di vincere la lotteria. “L’esaurimento […] al momento dell’operazione, lo shock chirurgico senza anestesia, l’incapacità di fermare il flusso sanguigno, la mancanza di precauzioni igieniche, l’incapacità di arrestare il processo infettivo quando si avvia, sono tutti flagelli che riducono casualmente la sopravvivenza della madre”, scrive la storica Mireille Laget in La césarienne ou la tentation de l’impossible, XVIIe et XVIIIe siècles. Non sappiamo se Jacques Nufer sia stato fortunato nel suo incredibile successo. Può darsi che la gravidanza sia stata ectopica, facilitando il recupero dell’operazione. In ogni caso, gli scritti che raccontano le sue gesta sembrano rivelare l’improbabile sopravvivenza di Elisabeth Alepaschin, tanto quanto le cinque gravidanze – tra cui una gemella – che hanno seguito il felice evento.
Solo post mortem

Circondato da leggende, il taglio cesareo fa parte della storia dell’umanità da tempo immemorabile. Si dice che Dioniso, dio della vite nella mitologia greca, o Asclepio, figlio di Apollo, sia nato in questo modo. Quanto a Giulio Cesare, il cui nome è però inseparabile dall’operazione, è molto probabile che il mito, veicolato da Plinio il Vecchio, abbia superato la realtà. Se era già praticato all’epoca, il taglio cesareo veniva eseguito solo su madri morenti o post mortem. Sarebbe stato quindi impossibile che Aurelia Cotta avesse potuto ascoltare i racconti dell’invasione del figlio del suo imperatore, come riportato nei libri.

“Nei tempi antichi, c’erano molte ragioni per eseguire sezioni cesaree”, dice Jacqueline Wolf, docente di storia della medicina all’Università dell’Ohio. Uno di questi era legato a una questione di eredità. Senza un discendente vivente, il denaro di proprietà della madre non è stato dato al marito, ma al suo parente più prossimo”. La Lex Regia, nell’VIII secolo a.C., richiedeva anche il taglio cesareo perché la madre non poteva essere sepolta senza che il feto venisse rimosso. Per quanto riguarda la Chiesa cattolica, essa ha incoraggiato questa pratica nel Medioevo per poter procedere al battesimo del bambino.

Siti Web da scoprire :

  1. https://www.academia.edu/41654060/Mastoplastica_additiva_Napoli
  2. http://www.mercatouniversitario.it/
  3. https://ilmiochirurgoplastico.com/
  4. http://www.nuovairide.it/2020/03/25/chirurgia-estetica-la-mastoplastica-per-un-seno-nuovo/
  5. http://www.insightx.it/2020/03/mastoplastica-additiva-a-roma/
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Domande sulla blefaroplastica

La “blefaroplastica” si riferisce alla chirurgia estetica delle palpebre che mira a rimuovere le deturpazioni presenti, sia ereditarie che dovute all’età. Possono riguardare solo le due palpebre superiori o inferiori, o tutte e quattro le palpebre contemporaneamente.
Una blefaroplastica può essere eseguita da sola o in combinazione con un altro intervento di chirurgia estetica facciale (lifting della fronte, lifting temporale, lifting cervico-facciale), o anche una terapia medico-chirurgica (laserbrasione, peeling, dermoabrasione). Queste procedure possono essere eseguite durante la stessa operazione o durante una seconda operazione.
Una blefaroplastica mira a correggere i segni dell’invecchiamento presenti sulle palpebre e a sostituire lo sguardo “stanco” degli occhi con un aspetto più riposato e rilassato.

I DISAGI PIÙ COMUNI SONO I SEGUENTI

  • Palpebre superiori pesanti e cadenti, con un eccesso di pelle che forma una piega più o meno marcata,
  • Palpebre inferiori affusolate e appassite con piccole rughe orizzontali dovute alla distensione della pelle,
  • ernia grassa, responsabile di “borse sotto gli occhi” sulle palpebre inferiori o “gonfie” palpebre superiori.

L’intervento mira a correggere le disgrazie in modo sostenibile

L’intervento mira a correggere queste deturpazioni in modo duraturo, rimuovendo chirurgicamente l’eccesso di pelle e di muscoli e le sporgenze di grasso, senza, ovviamente, alterare le funzioni essenziali delle palpebre.
Va notato che possono essere presenti molte altre alterazioni, ma che il loro trattamento è possibile solo utilizzando tecniche più complesse di una semplice blefaroplastica classica, o utilizzando procedure chirurgiche complementari. Tra queste vi sono la fronte cascante e le sopracciglia cadenti, le rughe “leonine” tra le sopracciglia, le rughe “zampe di gallina” agli angoli degli occhi, le “occhiaie”, gli occhi “cavi”, gli occhi “tristi” con gli angoli degli occhi cadenti, così come le piccole imperfezioni della superficie della pelle (rughe superficiali, cicatrici, macchie…).
L’operazione, eseguita sia su donne che su uomini, viene comunemente eseguita a partire dai quarant’anni di età. Tuttavia, a volte viene effettuata molto prima, quando le perturbazioni sono costituzionali (fattori ereditari) e non legate all’età, come certe “tasche untuose”.
La chirurgia palpebrale estetica (o blefaroplastica) non può essere coperta dall’assicurazione sanitaria.

Prima di una blefaroplastica

Un esame seguito da un esame degli occhi e delle palpebre sarà stato effettuato dal chirurgo alla ricerca di anomalie che possano complicare l’operazione, o addirittura controindicarla. Un esame oftalmologico specializzato sarà spesso richiesto in aggiunta per rilevare una possibile patologia oculare. Viene effettuato un check-up pre-operatorio secondo le prescrizioni. L’anestesista sarà consultato al più tardi 48 ore prima dell’operazione. Nessun farmaco contenente aspirina deve essere assunto per 10 giorni prima dell’operazione.
Si raccomanda vivamente di smettere di fumare (o di ridurre al massimo il consumo) un mese prima e un mese dopo l’operazione (il fumo può causare un ritardo nella guarigione).
A seconda del tipo di anestesia, può essere richiesto di digiunare (non mangiare o bere) per 6 ore prima dell’operazione.

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Mastoplastica additiva Romana

Si stima che almeno 300.000 donne abbiano subito un intervento di protesi mammaria nel 2014, e i chirurghi di oggi sottolineano un aspetto “naturale” che non sembra fuori posto sul corpo. Si possono inserire sotto le ascelle per ridurre le cicatrici, e si può scegliere tra forme rotonde o a “goccia” per adattarsi alle costole e al corpo. Gli insoddisfatti possessori del seno di oggi hanno le scelte più chirurgiche che abbiano mai avuto – ma i loro nuovi seni hanno una storia molto lunga e particolare.

Le protesi mammarie di questi tempi sono viste come un luogo comune chirurgico, e di solito fanno notizia solo quando c’è qualcosa di straordinario in loro – come la donna intraprendente del 2011 che ha tentato di contrabbandare cocaina nella sua. Ma se la storia più strana che avete sentito sulle protesi mammarie riguarda i drammatici incidenti di popping, o forse quelli “gonfiabili” che si possono regolare con una valvola nascosta, state tranquilli: la storia di questi bambini è piena di invenzioni, di drammi e di materiali molto particolari.

Questo non è per la nausea – ma se volete apprezzare che le vostre opzioni per l’ingrandimento del seno non includono iniezioni di paraffina o impianti di cartilagine di bue, questa storia delle protesi mammarie è per voi.

1895: La prima chirurgia delle protesi mammarie

Le protesi mammarie possono essere più vecchie di quanto si pensi. Il primo intervento di impianto è stato eseguito nel lontano 1895 presso l’Università di Heidelberg in Germania, ma non per scopi estetici. Il medico, Vincent Czerny, prese il grasso dall’anca di una paziente e lo impiantò nel suo seno, che aveva bisogno di essere ricostruito dopo la rimozione di un adenoma, o di un tumore benigno massiccio.

Quindi, in sostanza, il primo “impianto” non era affatto per un ingrandimento uniforme, ma per ricostruire un seno dopo un intervento chirurgico devastante. Nel suo resoconto pubblicato dell’intervento, che ha avuto successo, Czerny ha detto che era per “evitare l’asimmetria” – ma la semplice ricerca di far sentire una donna più equilibrata dopo l’intervento ha creato una rivoluzione.

1890s: Iniezioni di paraffina

La prima vera sostanza estranea in Mastoplastica additiva iniettata nei seni per renderli più grandi è stata probabilmente, in modo spaventoso, la paraffina, che si presenta sia nella versione calda che in quella morbida ed è in gran parte costituita da gelatina di petrolio. Il suo uso per aumentare le dimensioni degli oggetti corporei è stato scoperto da un chirurgo austriaco, Robert Gesurny, che l’ha usata per la prima volta sul testicolo di un soldato per renderlo più sano. Ispirato, ha poi continuato a usarlo per iniezioni di ingrandimento del seno.

Il problema? La paraffina ha effetti orribili sul corpo. La “formula” di Gesurny (una parte di vaselina, tre parti di olio d’oliva) e le sue variazioni andrebbero bene per diversi anni, ma poi tutto andrebbe catastroficamente male. La paraffina potrebbe fare di tutto, dalla formazione di un grosso grumo impenetrabile alla creazione di un’enorme ulcera o alla cecità totale, e le pazienti avrebbero spesso bisogno di un’amputazione totale del seno per salvarsi la vita.

È interessante notare che il paraffinoma ha avuto una certa rinascita in Turchia e in India di recente… nei peni. La gente lo iniettava a casa come metodo di ingrandimento del pene, senza saperlo fare, e questo ha comprensibilmente spaventato i medici. Parola ai saggi: non fatelo.
1915-1943: Tutto, dall’avorio alla cartilagine di bue
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Secondo Walter Peters e Victor Fornasier, nella loro storia di aumento del seno per il The Journal of Plastic Surgery nel 2009, il periodo dalla prima alla seconda guerra mondiale è stato caratterizzato da alcuni esperimenti molto strani nella chirurgia delle protesi mammarie – e i materiali utilizzati renderanno la vostra pelle strana.

Raccontano che la gente usava “palline d’avorio, palline di vetro, oli vegetali, olio minerale, lanolina, cera d’api, gommalacca, tessuto di seta, resina epossidica, gomma macinata, cartilagine di bue, spugne, sacche, gomma, latte di capra, teflon, olio di soia e di arachidi e stucco per vetrai”. Sì. Era un’epoca di innovazione, ma non sorprende che nessuno di questi metodi abbia preso piede, e c’è stato un grave tasso di infezione post-operatorio.
1940-1950: Iniezioni di silicone liquido con il veleno di Cobra

Ci sono prove che le prostitute giapponesi dopo la seconda guerra mondiale hanno cercato di soddisfare i gusti dei soldati americani iniettando al loro seno varie sostanze, tra cui il silicone liquido. Il silicio a quel tempo non era prodotto in modo pulito, e con altri additivi nel processo progettato per “contenere” il silicio all’interno dei seni – veleno di cobra o olio d’oliva, per esempio – i risultati furono, non sorprendentemente, seriamente orribili anni dopo.

La grave preoccupazione con il silicio in forma liquida era che si rompesse, formando granulomi che potevano poi migrare praticamente ovunque nel corpo scelto. Il silicone liquido è ancora usato – molto raramente, in quantità microscopiche, e solo usando silicone di grado medico che è completamente sterile – ma è seriamente controverso e può avere complicazioni piuttosto gravi, quindi provate molta simpatia per le donne che ne avevano una gran parte che nuotava intorno al loro corpo.
1958: Vengono inventate le spugne Ivalon e il nastro di polietilene
-/AFP/Immagini del gettone

La fine degli anni ’50 è stata un’età dell’oro per le protesi mammarie – beh, più o meno. Ispirandosi all’estetica a punta del decennio, nuove idee e invenzioni per i materiali da impianto spuntarono rapidamente, man mano che le cose scoperte durante la Seconda Guerra Mondiale divennero disponibili per l’uso civile. Una era la spugna di Ivalon, fatta di polivinile; un’altra era il nastro di polietilene avvolto in una palla e rivestito di tessuto o più polietilene. (Il polietilene iniziò ad essere prodotto commercialmente solo nel 1951).

Ma se da un lato erano notevolmente migliori della paraffina, in quanto non ti uccidevano gradualmente, dall’altro non erano ottimi per l’aspetto del tuo seno. Dopo un anno di allegra galleggiabilità, diventavano dure come rocce e ti rimpicciolivano le tette – spesso fino al 25 per cento. A quanto pare la loro spugnosità è crollata all’interno del seno. Ahi.
1962: Primo intervento chirurgico di ingrandimento del seno in silicone testato – su un cane

Le protesi mammarie così come le conosciamo oggi – il silicone come massa coesiva all’interno di una sorta di “sacchetto” – hanno fatto il loro debutto negli anni ’60, sviluppate dal dottor Thomas Cronin e dal suo collega Frank Gerow (che avrebbe avuto l’idea dopo che una sacca di plastica di sangue si era stranamente sentita al seno).

Le protesi mammarie furono, incredibilmente, testate per la prima volta su un cane. Sì, il primo proprietario di seni in silicone è stato un cane di nome Esmerelda, che li ha gentilmente testati. Le avrebbe tenute più a lungo, se non avesse iniziato a masticare i punti dopo qualche settimana. La povera Esmerelda, a quanto pare, non è stata colpita dall’intervento (ho i miei dubbi).

La prima persona ad avere le protesi mammarie al silicone è stata la texana Timmie Jean Lindsey, che si era rivolta a un ospedale di beneficenza per farsi togliere alcuni tatuaggi al seno, ma che invece ha acconsentito a diventare una prima mondiale della medicina. Lindsey, che ora ha 83 anni, ha ancora oggi le protesi.
1964: Le prime protesi saline

Gli impianti salini – dove la soluzione salina era il riempitivo scelto per il “sacchetto” al posto del silicone – hanno avuto il loro debutto nel 1964, quando una società francese li produsse, come sacchetto di silicone duro che poteva essere iniettato con soluzione fisiologica. La grande differenza con gli impianti salini era che si poteva scegliere: potevi farli pre-compilare prima che fossero impiantati, oppure il chirurgo poteva “riempirli” una volta che le sacche erano state messe dentro, come se stessero pompando aria in un pneumatico.

Il tempo reale per far brillare le protesi saline è arrivato nel 1992, quando la FDA ha emesso una massiccia moratoria su tutte le protesi mammarie riempite di silicone, preoccupata per i loro possibili rischi per la salute, e alla fine ha impedito alle aziende di venderle del tutto. Le protesi saline hanno preso il sopravvento, e il 95 per cento di tutte le protesi post-moratoria era salina.
2006: Impianti riempiti di gel di silicone con l’approvazione della FDA
ANNE-CHRISTINE POUJOULAT/AFP/Getty Images

Dopo più di un decennio fuori al freddo, nel 2006 il silicone è stato riammesso nelle protesi mammarie – ma in una nuova forma. La FDA, dopo anni di studi ed esperimenti, ha finalmente permesso l’introduzione sul mercato statunitense di protesi al silicone riempite di gel. Essi e la soluzione salina sono ora le due scelte per la moderna chirurgia delle protesi mammarie.

Il gel di silicone di oggi è progettato per assomigliare un po’ al grasso umano: è molto spesso, molto appiccicoso e classificato come “semi-solido”. In realtà è la quinta generazione di protesi al silicone – la prima è stata quella sviluppata da Cronin e Gerow, e ci sono state varie innovazioni, tra cui rivestimenti più sicuri, gel più spessi e forme più naturali, lungo il percorso.

E adesso cosa c’è? Sembra che stiamo tornando ai giorni delle “iniezioni di tette”, mentre la gente cerca metodi senza chirurgia per aumentare le dimensioni del cotile. Un’iniezione del filler Macrolane dovrebbe richiedere qualche ora, ma i risultati durano solo dai 12 ai 18 mesi. C’è stata però una piccola controversia: i radiologi non sanno come trattare le tette iniettate di Macrolane se hanno bisogno della chemioterapia.

Sembra che, per il momento, gli impianti siano qui per rimanere – ma rimanete sintonizzati su quello che inventeranno dopo per aumentare il seno fino a raggiungere le dimensioni stratosferiche.

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Domande sul anestesia

Alleviare il dolore associato alle procedure mediche: una ricerca che va avanti fin dall’alba dei tempi. Nel XVII secolo, quando un dentista annuncia un’operazione completamente indolore, il paziente sa di mentire spudoratamente… ma ha ancora pochi mezzi per proteggersi dalle atroci sofferenze che lo attendono.

Fin dall’antichità sono state disponibili e utilizzate diverse opzioni a seconda del tempo e della cultura: comprimere le carotidi per eseguire la circoncisione, già nel 2000 a.C.; bere una miscela di vino e cannabis, una ricetta che si trova nei libri di medicina cinese antica. L’uso di tutti i tipi di alcolici, prima e durante le operazioni, è registrato anche negli scritti di molte comunità religiose occidentali. Anche l’anestesia a freddo della zona da operare è un metodo che è sopravvissuto per secoli.
Impianti benefici

E poi ci sono i benefici delle piante: il papavero addormentato, che trasuda naturalmente il famoso oppio, le cui virtù ipnotiche sono già elencate nel papiro di Ebers, un trattato medico dell’antico Egitto – soprattutto per calmare i “bambini urlanti”. La mandragora e le sue proprietà allucinogene furono elogiate dal faraone Akhenaton già nel 1355 a.C. Queste piante, talvolta arricchite con lattuga e cicuta, bagnano le “spugne per dormire” utilizzate da molti medici, non senza rischi. L’inalazione è stata così identificata per secoli come tecnica di anestesia.
Dalla prova e dall’errore alla padronanza

Ma fu solo nel XVIII secolo che le proprietà di gas come l’etere o il protossido d’azoto furono meglio comprese. Quest’ultimo, meglio conosciuto come “gas esilarante”, induce una perdita della sensazione di dolore descritta dal chimico William Allen nel 1800 a Londra. Tuttavia, fu solo nel 1844 che il dentista americano Horace Wells, usando se stesso come cavia, sperimentò questo gas come anestetico.

Due anni dopo, il 16 ottobre 1846, la prima dimostrazione di un’operazione in anestesia ebbe luogo a Boston, Massachusetts General Hospital, questa volta sotto l’effetto dell’etere inalato. Fu infatti in quell’anno che la parola “anestesia” apparve nel vocabolario medico. L’anno successivo, il cloroformio entrò in sala operatoria. L’ostetrico scozzese James Young Simpson l’ha usata durante il parto, provocando forti reazioni nelle comunità mediche e religiose. Ma la tecnica sarebbe stata incoronata con successo quando la regina Vittoria gli chiese di far nascere il suo settimo figlio, il principe Leopoldo.

Secondo Jean-Bernard Cazalaà, anestesista in pensione e presidente del Club de l’histoire de l’anesthésie et de la réanimation, non sorprende che queste prime prove conclusive si siano svolte dall’altra parte dell’Atlantico: “Gli Stati Uniti erano una nazione giovane, con una mentalità diversa da quella europea, dove la guarigione richiedeva dolore. Il chirurgo francese Alfred Velpeau non disse, già nel 1839, “Il dolore del chirurgo e il suo bisturi sono compagni inseparabili”.
Uomini come cavie

Il dottor Cazalàa, appassionato di storia dell’anestesia, si diverte anche a notare che “per una volta la pratica veterinaria ha beneficiato delle cavie che erano uomini”. Per molto tempo, le tecniche sono state sviluppate senza prove preliminari. Ne sono un esempio i chirurghi della fine del XIX secolo, che preparavano da soli le dosi di cocaina usate come analgesico locale (soprattutto per le operazioni agli occhi)… e che si ritrovarono dipendenti dalla cocaina prima ancora di poterne identificare il rischio!

La pratica dell’anestesia generale è stata finalmente padroneggiata nel corso del XX secolo. “Un buon anestetico rimuove il dolore e la coscienza”, dice il medico in pensione. Un anestetico generale è composto da tre elementi: un ipnotico, che rende il paziente incosciente, un analgesico, che elimina ogni sensazione di dolore, e un miorilassante, di solito curaro, che facilita il lavoro del chirurgo. Tutto questo è personalizzato per ogni paziente e viene monitorato in tempo reale da un anestesista. Sono finiti i tempi delle pratiche empiriche, l’anestesia è diventata una scienza della precisione!

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Chirurgia e medicina estetica

Ci sono controindicazioni all’uso dell’acido ialuronico in faccia?

“Rarissime reazioni di intolleranza possono verificarsi. Per dirla in tutta franchezza, non ho mai avuto la minima possibilità nella mia vita professionale. Tuttavia, gli effetti spiacevoli possono essere causati da un uso “inappropriato” dell’acido ialuronico. Come tutti gli stucchi, infatti, deve essere usato in casi specifici e non è una panacea per tutte le imperfezioni. In breve, è buono per aumentare e ripristinare i volumi, o per riempire il solco di una ruga; tuttavia, può avere effetti spiacevoli quando viene utilizzato per risolvere un problema diverso, come la perdita progressiva di tessuto per effetto del tempo. Quest’ultima è un’imperfezione che può essere migliorata solo riposizionando il tessuto caduto e rimuovendo il tessuto in eccesso, in breve ricorrendo a un vero e proprio intervento chirurgico, come il minilifting o il lifting”.

L’ossigenoterapia combatte davvero le rughe?

“È certamente utile migliorare il grado di ossigenazione dei tessuti. Tuttavia, come per tutte le tecniche di medicina estetica, è importante avere le giuste aspettative, per quanto riguarda i miglioramenti che sono certamente visibili, ma non decisivi o duraturi”.

Quando una blefaroplastica è “ben fatta”?

“Quando l’occhio, dopo l’operazione, non è più rotondo come prima. Il risultato corretto è un aspetto fresco e naturale, nel rispetto della corretta anatomia”.

Qual è il ritocco facciale più efficace ma anche il più discreto?

“Sicuramente minilifting, un’operazione spesso eseguita in anestesia locale, che però permette di migliorare sensibilmente tutta la parte centrale e inferiore del viso, dalle guance al collo, riposizionando i tessuti scivolati verso il basso, ricreando così la tipica forma del viso giovanile, il viso rotondo (mentre il viso tende a diventare rettangolare con l’età). L’operazione è discreta per i risultati estremamente naturali che può dare in mani esperte e anche per la presenza di cicatrici praticamente invisibili, in quanto poste all’interno e in alcuni casi dietro l’orecchio”.

Quali sono le misure del naso perfetto?

“Il “naso perfetto” è quello che si adatta bene ai lineamenti del viso e del corpo nel suo insieme. Un viso con un mento pronunciato, per esempio, avrà un bell’aspetto con un naso leggermente pronunciato, e lo stesso vale per strutture fisiche grandi e massicce. Per quanto mi riguarda, ritengo che la lunghezza e la larghezza del naso siano elementi da “inventare” di volta in volta, alla ricerca dell’armonia con gli occhi, la fronte, la forma del viso, le labbra, ecc. In breve, non credo che ci siano dimensioni perfette per queste due dimensioni. Penso piuttosto a quello che viene chiamato l’angolo naso-labiale, che è l’angolo che il naso forma con il labbro. Questo valore, per essere perfetto, va da uomo a donna ed è nel primo caso tra i 90°-95° e nel secondo tra i 95° e i 105°. Detto questo, credo che ci siano tendenze e mode. Quello attuale è per i nasi lunghi nelle donne (un esempio in particolare, Julia Roberts) e per i nasi corti negli uomini”.

Quale trattamento promette i migliori risultati per il lato B?

“Liposuzione, per rimuovere i cuscini in eccesso. Per quanto riguarda la necessità di aumentare, le possibilità sono solo due e molto discusse. Il primo è l’impianto di protesi, una soluzione poco praticata in Italia per il risultato innaturale che dà (il fondo è in realtà una sorta di gradino). L’altra possibilità è il lipofilling, un autotrapianto di grasso prelevato da un sito dove è naturalmente presente in eccesso, purificato e trasferito nel luogo dove si vuole aumentare il volume. Nel lato B, i risultati tendono ad essere scarsi perché si tratta di un’area di carico (si pensi al peso che sostiene il pezzo, e spesso per quante ore al giorno…), dove lo stress influisce sulla sopravvivenza del delicato tessuto adiposo che è stato trasferito. Insomma, si fa il lipofilling, ma… dopo qualche mese il risultato è praticamente invisibile in termini di crescita.

Ringiovanire le braccia? È possibile?

“Ci sono due possibili procedure per rimuovere il tessuto del braccio in eccesso: il mini sollevamento del braccio e il sollevamento del braccio. Nel primo caso, si pratica un’incisione solo all’interno della cavità ascellare, dalla quale si staccano i tessuti della parte superiore del braccio, eliminando l’eccesso e restituendo così tono e compattezza. Il minilifting viene utilizzato solo quando c’è poco tessuto molle vuoto e il miglioramento è limitato alla parte superiore del braccio. Nella seconda, l’incisione sopra descritta è combinata con un’incisione nel cosiddetto lato ombra del braccio (in teoria, in questa parte che non si vedrebbe se non si alzassero le braccia, quindi né all’esterno né all’interno. In realtà l’incisione, tenendo le braccia lungo i fianchi, “esce” guardando la persona da dietro), di lunghezza variabile, che può arrivare quasi fino al gomito. Questa procedura permette di ridurre una quantità molto maggiore di tessuto cascante e quindi un rimodellamento completo, ma deve essere valutata con attenzione proprio per il prezzo che porta con sé: una cicatrice praticamente impossibile da nascondere.
Entrambe le procedure possono essere eseguite in anestesia locale (anestesia locale e sedazione nel caso del lifting stesso); i punti vengono rimossi dopo 12-15 giorni”.

Caviglie, come assottigliarle?

“Potete assottigliare le caviglie con la liposcultura, a condizione che usiate cannule molto sottili e che siate veramente sicuri che si tratti di una questione di adiposità localizzata. Per verificare questo (nella maggior parte dei casi, il difetto è dovuto a un ristagno venoso e linfatico), viene eseguita un’ecografia. L’operazione viene eseguita in anestesia locale e in day surgery, in modo che il paziente venga dimesso poche ore dopo l’operazione. Le parti che beneficiano maggiormente della liposuzione sono il polo mediale (parte interna delle caviglie) e il polo laterale (parte esterna), mentre di solito non vi è alcuna operazione sulla zona anteriore.

Cosa vogliono gli uomini?

“Rinoplastica, seguita da una liposuzione dei fianchi per ridurre le maniglie dell’amore e una riduzione della ginecomastia, un’imperfezione che coincide con la comparsa del “seno” negli uomini. Per eliminare questo difetto, legato al sovrappeso e ad una dieta malsana ma sempre più diffusa, si usa la liposuzione o, il più delle volte, la liposuzione è associata alla rimozione di un disco della ghiandola mammaria. Come nelle donne, la ghiandola mammaria è anche un organo bersaglio per gli ormoni negli uomini, che tende a gonfiarsi quando la dieta è ricca di queste sostanze. In questi casi (ginecomastia, ma anche riduzione delle maniglie dell’amore) l’assottigliamento non è necessario, in quanto si tende a perdere peso e volume ovunque ma dove si vuole.

Quali sono gli interventi correttivi più richiesti per rimediare ai ritocchi non riusciti?

“La chirurgia plastica secondaria più comune (circa un caso su dieci) è legata alla mastoplastica additiva e comporta la sostituzione e il trasferimento di protesi. Le protesi possono infatti essere posizionate sotto la ghiandola (questo è il livello più superficiale), sotto il muscolo (livello più profondo) o con la tecnica del doppio piano parzialmente sotto il muscolo e parzialmente sotto la ghiandola. In secondo luogo, con circa un caso su 15, c’è un intervento chirurgico secondario al naso, principalmente legato alla punta.

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